Sto guardando la notte.
Le luci delle insegne
si sciolgono nella nebbia
e le ombre si allungano,
cambiando identita',
deformate
da una luna curiosa.
Qualche finestra illuminata
mi fa immaginare
notti insonni e tormentate
e l'orologio del campanile,
come un occhio vigile,
segna il tempo
della solitudine.
Il rumore dei miei passi
riecheggia come un ritmo
e un gatto solitario
mi segue con lo sguardo,
padrone assoluto
del marciapiede.
Mi avvicino al portone,
le mani in tasca,
a cercare la chiave
della mia notte.
A.L.

Uomini: ditemi come si fa.
Io ci provo, ogni tanto, a cercare di comprendere i comportamenti altrui.
Anche i piu' abietti...
Ma questo proprio non lo posso concepire...
Le mani di un uomo che ghermiscono un bambino. Mani grandi, mani ruvide, mani pelose, callose, mani sudate, mani pesanti.
Mani che distruggono, mani che stritolano piccoli corpi e piccole anime, fino a farli sanguinare.
Ditemi come si arriva a questo...
Tutti questi uomini sono malati di mente?
Oppure no?... Sono consapevoli o no?...
E perche' ce li teniamo in casa? Vicino ai nostri bambini.
Perche' li ritroviamo nelle scuole, negli oratori?
Perche' non riusciamo a smascherarli e fermarli prima?
Prima dell'inferno, prima dell'abisso immondo in cui gettano i nostri bambini.
Luridi maiali con la bava alla bocca. Luridi avvoltoi con gli artigli affilati.
Uomini: spiegatemi come si fa...

Madri, figlie, sorelle,
nonne argentate, spose novelle.
Contadine, suore, infermiere,
maestre e donne di piacere.
Morbidi capelli, occhi profondi,
pelle di seta, seni rotondi.
Labbra gentili, mani sapienti,
sorrisi dolci, braccia accoglienti.
Non farle fuggire, uomo cafone:
senza di loro sei solo un coglione.
A.L.

Quei pochi uomini con cui ho avuto a che fare nella mia vita mi hanno fatta convincere che per una donna con un po' di cervello pensante forse e' meglio stare da sola.
Il primo e' stato A., qualche anno piu' di me. Gran corteggiatore, sicuro di se', bei regali, belle macchine. Bugiardo, egoista,devastante, falso, debiti ovunque...
Quando mi sono ripresa e' arrivato B., piu' o meno coetaneo. Separato, un figlio-pacco, insicuro, indeciso ma affettuoso. Troppo bisognoso di una spalla su cui piangere.
Cambio genere: C. e' piu' grande di me di una decina di anni. Un artista, macchina scassata, cartoline da mezza Italia, poesie romantiche sul tavolo della cucina, frustrato, incompreso da tutto il mondo. Troppo assente, troppo deprimente.
Provo con D., ha l'eta' di mia madre. Buona posizione, separato, un figlio quasi mio coetaneo. Troppo geloso, prepotente, soffocante...
Astinenza volontaria per qualche tempo e poi ci riprovo. Brevi avventure, troppa paura di sbagliare ancora. Divento cauta e guardinga. Il mio cuore e' stato spremuto abbastanza...
Dopo qualche esperienza volante incontro E., piu' giovane di me di dodici anni. Anche questa l'ho interpretata come un'avventura: troppo giovane. Forse ha bisogno di una seconda mamma...
Divertente, aperto, generoso,disponibile, sincero. Un ragazzo.
Incredibile: dorme ancora nel mio letto...

Bressanone
Si e' arresa, ormai, la notte scura.
Una pallida luce gelatinosa
si insinua in una fessura
della mia vita disastrosa.
Dissolve infine la nebbia piu' ostinata.
Sipario che svela nuovi sentieri
dove mai mi sono avventurata,
frenata da conformi pensieri.
Un attimo ancora, aspetto,
voglio che anche il cielo
mi riveli il suo azzurro perfetto,
sollevandosi come un velo...
A.L.

Il lago artificiale di Pontechianale